Call of the Elder Gods la Recensione, un grande ritorno degli Antichi Dei dal profondo del mare
Call of the Elder Gods è il seguito di Call of the Sea, che porta l'orrore cosmico di Lovecraft sotto altre vesti, e lo eleva ad una narrazione più sentimentale e introspettiva. Ecco la nostra recensione!
Howard Philip Lovecraft, grazie alle sue innumerevoli opere, ha dato vita ad un genere tutto suo che ormai ha un nome vero e proprio e distintivo, ossia l’horror cosmico, che a sua volta ha ispirato tantissimi lavori, alcuni dei quali non subito riconoscibili ma pur sempre indimenticabili. Una produzione videoludica che merita particolare attenzione è Call of the Sea, sviluppato da Out of the Blue e pubblicato dalla Raw Fury nel 2020, che, narrando la storia di Norah, ci catapulta in un racconto che, pur avendo una base lovecraftiana, si tramuta in una bellissima avventura e storia d’amore.
Recentemente è uscito il seguito, Call of the Elder Gods, in cui si narrano le vicende del marito di Norah anni dopo la scomparsa della moglie, e della giovane Evangeline Drayton, anche lei perseguitata da sogni misteriosi come la protagonista del primo titolo: dovranno quindi non solo scoprire i segreti di un’isola inquietante quanto affascinante, ma anche sfuggire ad una società segreta che vuole impadronirsi delle loro conoscenze e usarle per i loro loschi scopi. Il gioco è uscito per tutte le piattaforme, e dopo averlo provato per voi su Playstation 5 ve ne parliamo in questa recensione!
Un mondo oscuro ma pieno di colori
La storia di Call of the Sea si poteva concludere in due modi, entrambi finali agrodolci che avrebbero portato comunque alla solitudine di Harry Everhart. Tutto ha inizio con il suo viaggio verso un’isola a est di Otaheite (Tahiti), iniziato con il meccanico Frank Dayton, il dermatologo Ernest De Witt, lo stuntman Roy Granger, la loro guida tahitiana Teaharoa e la giornalista Cassandra Ward, che serviva per trovare una cura per sua moglie Norah, affetta da una terribile malattia familiare apparentemente legata a quest’isola.
Dopo aver sognato quella terra per anni, soffrendo di un male incurabile e sconosciuto che le macchia la pelle, Norah si reca nella stessa isola alla ricerca del marito scomparso, e dopo una serie di vicissitudini che purtroppo portarono alla morte della maggior parte della spedizione, scopre che Harry si è finto morto per convincere la moglie a portare a termine un rituale che probabilmente l’avrebbe salvata.
Son quindi accessibili due finali: uno in cui Norah ascolta il marito e conclude il rituale, si trasforma in una creatura anfibia e vive serena e guarita definitivamente nell’isola, lontana da Harry, oppure uno in cui lei decide di non effettuare il rituale, torna a casa da Harry e purtroppo muore tra le sue braccia.
In entrambi i finali l’uomo si ritroverà solo, con tante domande e studi da portare a termine, e da questo punto in poi inizia la storia di Call of the Elder Gods, con un Harry ormai anziano e professore alla Miskatonic University, e la giovane Evangeline Drayton, figlia del meccanico che partecipò alla prima spedizione, anch’essa tormentata da strani sogni sull’isola.
Tutto ha inizio 23 anni dopo la scomparsa di Norah, con la presentazione della nuova protagonista, che ha sofferto in passato di amnesia e che ha ricorrenti sogni su una strana isola in cui sente – e comprende – linguaggi alieni e vede un artefatto misterioso scoperto anni prima. Lei è in cerca di risposte quindi e contatta il professore Harry Everhart, travagliato a sua volta da spaventose visioni di ombre che contaminano sia la sua vista che i ricordi.
Nell’antefatto, che ci da la possibilità di testare le dinamiche del gioco (ossia di analisi e risoluzione di enigmi piuttosto complessi che richiedono attenzione e logica), Evangeline si ritrova a dover aiutare il professore che viene aggredito nella sua magione, dopo aver preso accordi con lei per un eventuale colloquio per parlare proprio delle sue visioni proprio nella sua abitazione. La giovane si ritrova così a salvare Harry che, all’interno della sua gigantesca casa piena di ricordi (c’è anche la tomba di Norah) e di antichità, viene attaccato da quello che credeva essere il suo psicologo, e insieme cercano di risolvere i misteri dietro allo strano artefatto che lui ritrovò anni prima sull’isola e che Evangeline, inspiegabilmente, sogna.
Una discesa nei ricordi
Call of the Elder Gods, cosi come il precedente titolo, ha sì una base lovecraftiana, ma poi stravolge completamente il genere risultando più avventuroso e sentimentale, con componenti meno horror e più incentrato sulla storia e sulla risoluzione di enigmi utilizzando i due personaggi, ed è questo ciò che lo rende davvero interessante e innovativo. Non risulta quindi il solito horror cosmico, aberrante e scioccante, ma più un’avventura alla Indiana Jones con una forte componente narrativa basata sull’approfondimento dei racconti dei personaggi principali e delle loro vicissitudini personali che li legano a doppio filo all’isola misteriosa.
La storia di Norah ha dato il via ad un genere di horror lovecraftiano più sentimentale e leggero, ed è proprio questa la sua formula vincente: chi ama il pantheon di orrori cosmici dello scrittore di Providence non rimarrà deluso, ma il gioco abbandona quell’aspetto cupo e inquietante per lasciar spazio ad una ventata di aria fresca tra colori sgargianti ed enigmi appassionanti.
Evangeline è quindi in gancio trainante della nuova avventura targata Out of the Blue, e assieme al professore Harry Everhart cominceranno una nuova avventura tra enigmi, misteriose civiltà e un gruppo di cultisti senza scrupoli pronti a tutto pur di avere informazioni e poter mettere le mani sugli antichi manufatti alieni.
Questo nuovo capitolo riprende lo stile di Call of the Sea, migliorandone però alcuni tratti, con una narrazione più matura, con il dramma della mancanza di Norah nella vita di Harry e le ombre che lo perseguitano, e delle dinamiche di gameplay più articolate, come lo switch tra un personaggio e l’altro per risolvere alcuni enigmi. Anche la storia di Evangeline non manca di pathos, con tre mesi di amnesia da colmare e sogni misteriosi da decifrare, sogni che la porteranno, con il suo nuovo partner di avventura in giro per il mondo, dall’Australia alle tanto agognate rovine della civiltà di Pnakotus, rincorrendo il fantasma di un padre scomparso troppo presto che le lascia un vuoto incolmabile.
Entrambi i personaggi quindi vivono un lutto personale e profondo, hanno delle domande a cui rispondere e una incredibile e insaziabile ambizione di rivelare cosa c’è sotto il Velo dell’inspiegabile, ma che forse una spiegazione ce l’ha ed è sempre stata sotto ai loro occhi.
Un grande ritorno
Guidati dalla voce narrante di Norah e da incredibili musiche, che fanno da cornice ad un gioco con uno stile grafico unico dai colori abbaglianti che contrastano con il pericolo dell’avventura che i nostri eroi stanno vivendo, i giocatori rimarranno avvolti da questo nuovo capitolo pieno di Grandi Antichi, misteri da risolvere e dolorose scoperte, col fiato sospeso sino all’ultimo secondo.
Il gioco è godibile anche da chi non ha potuto recuperare il primo capitolo, tanto che proprio nel menù iniziale viene chiesto se si è a conoscenza della storia di Norah precedentemente narrata, in modo tale da inserire dei piccoli richiami per dare un quadro generale della storia il più chiaro possibile. Il ritmo è serrato e molto più travolgente rispetto a Call of the Sea, grazie anche alla presenza di una vera e propria figura antagonista, ossia la società segreta che opera nell’ombra per riportare in vita un Grande Antico per i loro loschi affari, e si avrà anche la possibilità di scegliere tra diverse opzioni di dialogo in più di una occasione, anche se non crea dei veri e propri risvolti alternativi nella narrazione.
Call of the Elder Gods
Call of the Elder Gods è un bel gioco di avventura a tinte lovecraftiane, con una ottima componente narrativa e strutturato principalmente in esplorazione ed enigmi da risolvere, il tutto condito con colori vivaci e Grandi Antichi sussurranti terribili segreti. Chi quindi adora le storie di avventura, dove è fondamentale spremere le meningi e collegare i tanti pezzi di un puzzle… cosmico (!), Call of the Elder Gods è un ottimo compagno per passare qualche ora – meno di dieci ore totali divise in sei capitoli – in compagnia di Harry ed Evangeline alle prese con crudeli cultisti e creature provenienti da un’altra dimensione, e, perché no, anche una buona scusa per recuperare Call of the Sea e conoscere l’indimenticabile Norah e la sua storia.
8 / 5
Pro
- Una storia avvincente e conclusiva del primo capitolo
- Stile grafico unico e interessante, che si discosta dal tenore della narrazione
- Personaggi carismatici e ben rappresentati
- Porta una visione alternativa dell'horror cosmico di Lovecraft
Contro
- Dura poco e ha poca rigiocabilità
- Le scelte di dialogo non portano a grosse deviazioni dalla narrazione principale



