Rick and Morty Stagione 9, la recensione di una serie che rifiuta ancora di invecchiare

Una nona stagione più corale e consapevole, che stabilizza la sua formula tra fantascienza, meta-humor e nuove dinamiche familiari senza perdere identità e consolidando una formula ben conosciuta.

Dopo quasi un decennio di caos interdimensionale, satira feroce e crisi esistenziali trasformate in spettacolo animato, Rick and Morty vuole continuare a essere rilevante nel panorama delle serie animate, senza però vivere solo dell’eredità costruita negli anni migliori. È una sfida che molte serie longeve non riescono a superare, soprattutto quando il rischio di ripetersi diventa inevitabile. Eppure Rick and Morty, pur con qualche imperfezione ormai strutturale, riesce ancora a mantenere una personalità fortissima nel panorama dell’animazione per adulti.

La stagione 9 non prova a reinventare completamente la formula ma al contrario, sembra più interessata a perfezionarla, a trovare un nuovo equilibrio tra la follia sci-fi delle origini e una gestione più matura dei personaggi e delle dinamiche narrative. È probabilmente questo l’aspetto più interessante dei nuovi episodi: la sensazione che la serie abbia finalmente smesso di rincorrere continuamente il bisogno di stupire a ogni costo, preferendo invece concentrarsi sulla solidità della propria identità.

Il cambio di voci non spezza l’identità della serie

Uno dei temi inevitabili attorno alla stagione riguarda ancora il cambio di doppiatori avvenuto dopo l’uscita di scena di Justin Roiland, storico co-creatore e voce sia di Rick che di Morty in lingua originale. Ian Cardoni e Harry Belden hanno ormai preso stabilmente il controllo dei due protagonisti, e la stagione 9 dimostra quanto questa transizione sia stata gestita in maniera sorprendentemente naturale. Dopo pochi episodi, il cambiamento smette quasi di essere percepito come elemento di rottura. Le voci funzionano, i tempi comici restano efficaci e soprattutto non viene mai meno la chimica tossica e irresistibile che tiene in piedi il rapporto tra Rick e Morty. Questo aspetto è importante perché Rick and Morty è sempre stata una serie costruita su un equilibrio molto fragile. Bastava poco per rischiare di compromettere il tono generale dello show. Invece la nona stagione trasmette una sicurezza creativa che forse mancava da tempo.

Per quanto riguarda il doppiaggio italiano della stagione 9 di Rick e Morty è confermato con le stesse storiche voci: Christian Iansante presta la voce a Rick Sanchez, mentre David Chevalier doppia Morty Smith, riportando anche per questa stagione lo storico duo di voci che ha reso celebri i personaggi nel bel paese.

Fantascienza assurda e idee ancora brillanti

I dieci episodi della stagione continuano a proporre quel mix ormai riconoscibile di fantascienza assurda, comicità nichilista e idee ad alto concetto che rappresenta il marchio di fabbrica della serie. Ci sono dimensioni alternative, invenzioni deliranti, parodie sempre più spinte della cultura pop e continui ribaltamenti narrativi, ma quello che colpisce davvero è la capacità dello show di trovare ancora nuove angolazioni all’interno di una formula teoricamente già spremuta da anni.

Rick and Morty continua infatti a lavorare su episodi che sembrano costruiti attorno a un singolo esperimento mentale. Ogni puntata prende un’idea apparentemente stupida o assurda e la porta alle estreme conseguenze, creando situazioni che oscillano continuamente tra comicità demenziale e riflessione esistenziale. È un meccanismo che ormai conosciamo bene, ma che la serie riesce ancora a rendere efficace grazie a un ritmo molto aggressivo e a una scrittura che, nei momenti migliori, mantiene una creatività quasi incontrollabile.

La famiglia Smith è il vero cuore della stagione

Uno degli elementi più riusciti della stagione 9 è però il maggiore spazio dato all’intera famiglia Smith. Nelle prime stagioni tutto ruotava quasi esclusivamente attorno alla dinamica tra Rick e Morty: il genio alcolizzato e il nipote emotivamente instabile erano il centro assoluto della narrazione. Con il tempo, però, la serie ha iniziato ad ampliare sempre di più il ruolo degli altri personaggi, e questa evoluzione qui raggiunge forse il suo punto più equilibrato.

Beth, Summer e persino Jerry diventano ormai parte integrante delle storie e non semplici strumenti per creare gag o sottotrame secondarie. Questo permette alla serie di respirare di più e di evitare quella sensazione di stanchezza che ogni tanto emergeva nelle stagioni centrali. Summer continua a essere probabilmente uno dei personaggi cresciuti meglio nel corso dello show, mentre Jerry resta una fonte inesauribile di comicità passiva e imbarazzo sociale. Anche Beth, nelle sue varie sfaccettature, ottiene momenti più interessanti rispetto al passato.

Questa maggiore coralità aiuta Rick and Morty a mantenere freschezza anche quando alcune dinamiche storiche iniziano inevitabilmente a ripetersi. La serie sembra aver capito che il proprio universo narrativo è ormai abbastanza ampio da poter reggere storie più distribuite senza perdere il focus centrale.

Comparto tecnico e comicità

Dal punto di vista tecnico, la stagione 9 conferma inoltre l’evoluzione produttiva dello show. L’animazione risulta più fluida, più precisa e spesso anche più ambiziosa nelle sequenze d’azione o nelle ambientazioni fantascientifiche. Nonostante questo, Rick and Morty mantiene intatto quello stile visivo volutamente sporco e semplice che ne definisce l’identità. La serie non cerca mai di diventare “elegante” nel senso tradizionale del termine: preferisce restare grezza, esagerata e visivamente imprevedibile.

Anche il comparto comico continua a funzionare molto bene, soprattutto per chi segue la serie da anni e riesce a cogliere il livello sempre più stratificato dei riferimenti meta. Rick and Morty continua a dialogare direttamente con il proprio pubblico, spezzando la quarta parete e giocando continuamente con le aspettative degli spettatori.  La serie resta volutamente aggressiva e caotica, e non prova ad essere accomodante, costruendo il proprio umorismo attorno a situazioni estreme, cinismo e provocazione. È anche questo uno dei motivi per cui Rick and Morty mantiene una posizione così forte nell’animazione per adulti contemporanea.

I limiti della stagione 9

Naturalmente la stagione non è priva di difetti. Alcuni episodi soffrono ancora di problemi di ritmo abbastanza evidenti. Ci sono gag che si trascinano più del necessario e momenti in cui la serie sembra quasi divertirsi troppo nel creare disagio o silenzi volutamente imbarazzanti senza però riuscire a renderli davvero divertenti. È un limite che Rick and Morty si porta dietro ormai da diverse stagioni e che qui continua a emergere in maniera intermittente.

Anche il meta-humor, per quanto ancora efficace, a volte rischia di trasformarsi in un automatismo. In certi passaggi la serie appare talmente consapevole della propria reputazione da sfiorare quasi l’autoparodia. Fortunatamente, la qualità generale della scrittura riesce quasi sempre a compensare questi momenti meno brillanti.

La stagione 9 non rappresenta il punto più alto dell’intera serie, ma è una conferma molto forte della sua capacità di evolversi senza perdere identità. Più corale, più controllata e meno ossessionata dal bisogno di shockare continuamente, la serie continua comunque a essere uno degli esempi più originali e riconoscibili dell’animazione per adulti moderna. E dopo quasi dieci anni, non è affatto un risultato scontato.

Rick and Morty Stagione 9

La nona stagione di Rick and Morty conferma la straordinaria capacità della serie di restare creativa, imprevedibile e rilevante anche dopo quasi dieci anni. Pur senza raggiungere costantemente i picchi assoluti delle stagioni migliori, lo show riesce ancora a distinguersi grazie a una scrittura ricca di idee, un’identità visiva fortissima e un equilibrio sempre più maturo tra follia sci-fi, comicità nichilista e sviluppo dei personaggi. L’ampliamento del ruolo della famiglia Smith dona nuova energia alla narrazione, mentre il cambio di doppiatori si integra ormai in modo naturale all’interno della serie. Restano alcuni limiti legati al ritmo e a un meta-humor che talvolta rischia l’autocompiacimento, ma il risultato finale è comunque quello di una stagione solida, divertente e piena di personalità. Rick and Morty continua a essere uno dei prodotti più originali dell’animazione adulta contemporanea, capace ancora oggi di sorprendere senza perdere la propria identità.

8.6 / 5

Pro
  • Ancora molto creativa e ricca di idee sci-fi
  • Più spazio alla famiglia Smith, narrazione più corale
  • Voci dei protagonisti ormai integrate bene
  • Animazione più fluida e curata
Contro
  • Alcune gag troppo diluite
  • Meno episodi davvero iconici rispetto al passato
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