The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time, la recensione di un meta-game che si finge un JRPG
Un esperimento meta-narrativo affascinante e ricco di idee brillanti, che usa la facciata del falso JRPG per costruire un titolo originale, ecco la recensione di The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time.
Ci sono giochi che cercano di omaggiare i JRPG del passato. Poi esistono opere come The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time, che prendono l’idea stessa della nostalgia videoludica e la trasformano in un mistero meta-narrativo tanto brillante quanto profondamente inquietante. Sviluppato da Team Azule e Coin Drop Games e pubblicato da Glootschke Games, il titolo è difficile da incasellare. Sulla carta si presenta come il remake dell’ultima ora di un JRPG mai esistito, ma dopo pochi minuti diventa evidente che l’obiettivo degli sviluppatori non è raccontare una semplice storia fantasy. Vogliono invece farci riflettere sul rapporto tra memoria, videogiochi e ossessione contemporanea per remake e preservazione digitale. Il titolo è stato rilasciato su Steam il 28 maggio 2026 ed ecco la nostra recensione.
Un Puzzle Game mascherato da JRPG
L’idea iniziale è geniale nella sua semplicità: il giocatore controlla un party già al livello 99 nel momento conclusivo di un’avventura che non ha mai vissuto. Il mondo sta finendo, i personaggi parlano di eventi epocali mai mostrati e ogni dialogo sembra appartenere a una storia perduta. È una sensazione stranissima, quasi malinconica, che il gioco sfrutta con enorme intelligenza, ma il vero cuore dell’esperienza non è il combattimento, bensì l’investigazione meta-ludica.
Nel corso delle circa 4-5 ore necessarie per arrivare ai titoli di coda, il giocatore è costretto a risolvere enigmi che vanno ben oltre ciò che accade sullo schermo. Trailer nascosti, audio-commenti degli sviluppatori, pagine del manuale digitale, vecchi filmati “d’archivio” e perfino dettagli apparentemente insignificanti dell’interfaccia diventano strumenti fondamentali per comprendere cosa stia realmente succede.
Il combattimento, l’esplorazione e persino il leveling sono irrilevanti. Il vero gioco consiste nel decifrare il mistero nascosto dietro il remake stesso. Alcuni boss, infatti, sono volutamente impossibili da battere con i mezzi tradizionali. Alcuni scontri diventano “unwinnable fight” costruiti apposta per spingere il giocatore fuori dalla logica JRPG classica. La soluzione non è grindare, cambiare equipaggiamento o ottimizzare statistiche: bisogna interpretare indizi presenti nei menu, nei file di gioco, negli audio-commenti degli sviluppatori o nei filmati d’archivio sbloccabili.
È qui che The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time mostra tutta la propria personalità. Il gioco rompe continuamente il confine tra opera e giocatore lasciandoti un senso di smarrimento dentro creando una tensione che nasce dal dubbio costante che il gioco stia nascondendo qualcosa dietro ogni schermata, ogni menu e ogni dialogo apparentemente innocuo.
Una Pixel Art 3D in pieno stile anni 90
Il comparto visivo di The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time è probabilmente l’elemento che più contribuisce a rendere credibile l’illusione del “gioco perduto”. La direzione artistica mescola sprite in pixel art e ambienti 3D low-poly con un’estetica che richiama volutamente i JRPG di fine anni ’90, evocando continuamente l’era PlayStation senza limitarsi a una semplice operazione nostalgica. Texture sporche, animazioni rigide, compressione video aggressiva e interfacce volutamente datate costruiscono un mondo che sembra recuperato da un vecchio archivio digitale incompleto.
La cosa più interessante è però il modo in cui il gioco usa il deterioramento visivo come parte integrante della narrazione: glitch, flickering, modelli corrotti e cambi improvvisi di stile artistico diventano indizi concreti del mistero che il giocatore sta cercando di risolvere. Alcune aree sembrano appartenere a build differenti del gioco, mentre certi filmati appaiono come materiale di sviluppo accidentalmente lasciato all’interno del prodotto finale. Questa continua ambiguità tra scelta artistica e “errore tecnico” riesce a creare un’atmosfera stranamente inquietante, dando spesso la sensazione di stare esplorando un software dimenticato e incompleto piuttosto che un videogioco tradizionale.
Anche la colonna sonora contribuisce nell’illusione del gioco in decadenza, alternando melodie nostalgiche a distorsioni ambientali molto efficaci, mentre gli audio degli sviluppatori aggiungono un livello ulteriore di ambiguità narrativa.
Videogioco o esperimento videoludico?
Come esperimento videoludico, The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time è affascinante, (che per alcuni versi ci ricorda anche Inscryption e There is No Game: Wrong Dimension), ma non sempre perfettamente calibrato. L’idea di trasformare un falso JRPG in un puzzle meta-narrativo basato su manuali digitali, commenti degli sviluppatori e boss volutamente impossibili è estremamente originale e, nei suoi momenti migliori, riesce davvero a creare quella sensazione di mistero e scoperta che pochi indie contemporanei sanno offrire.
Allo stesso tempo, però, il gioco tende a sacrificare troppo il ritmo e l’immediatezza in favore del proprio concept, con enigmi a tratti eccessivamente criptici e sezioni che rischiano di alienare chi non è disposto a “giocare fuori dal gioco”. È quindi un esperimento riuscito, ma forse solo in parte se si considera dedicato a una particolare nicchia. Diciamo però che è proprio la sua natura imperfetta e radicale contribuisce a renderlo particolarissimo.
“Gli Sviluppatori vi stanno mentendo”
The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time non è quindi un gioco per tutti. Chi cerca combattimenti profondi o progressione tradizionale potrebbe trovarlo frustrante. Alcuni enigmi sono volutamente criptici e richiedono una mentalità quasi investigativa. Ma chi accetta le regole del gioco scoprirà un’esperienza incredibilmente originale. Il gameplay tradizionale resta volutamente semplice. I combattimenti a turni funzionano più come contesto che come vera sfida strategica, e chi cerca un JRPG profondo deve tenersi alla lontana; questo è un puzzle game non un JRPG. È evidente che gli sviluppatori abbiano sacrificato la complessità sistemica per concentrarsi sull’esperienza narrativa e investigativa.
Non tutto funziona alla perfezione. Alcuni enigmi rischiano di risultare troppo criptici, soprattutto per chi non ama le esperienze ARG-like o la ricerca di indizi esterni al gioco stesso. In certi momenti il titolo sembra compiacersi della propria natura enigmatica, rallentando il ritmo più del necessario. Ma è anche parte del suo fascino: The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time non vuole essere consumato passivamente. È un gioco breve, strano e profondamente autoriale. Uno di quei titoli destinati probabilmente a dividere il pubblico tra chi lo considererà una pretenziosa provocazione meta e chi invece lo vedrà come una delle esperienze narrative più originali degli ultimi anni.
The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time
Al netto di alcune idee meta-narrative molto originali, The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time sembra mancare di quel guizzo importante che possa portare il gioco al “livello successivo”. Alla fine si tratta di un puzzle game con degli enigmi abbastanza criptici, cosa che unita al tipo di avventura proposta porta senza dubbio a relegare il titolo a una particolare nicchia di giocatori. Se siete amanti della meta narrazione e dei colpi di scena, oltre che di enigmistica e avventure grafiche, di sicuro avete trovato pane per i vostri denti, nel caso contrario il titolo di certo non farà al caso vosstro.
6.8 / 5
Pro
- Concept meta-narrativo molto originale
- Atmosfera misteriosa e straniante riuscita
- Ottimo uso di audio, manuali e materiali esterni negli enigmi
- Direzione artistica coerente e affascinante
Contro
- Puzzle a tratti troppo criptici
- Gameplay volutamente minimale e poco appagante
- Alcune idee sembrano più interessanti sulla carta
- Assenza della localizzazione italiana




