Lee Cronin: La Mummia la recensione, il vero orrore è lo spreco di potenziale
Ecco la recensione di Lee Cronin - La Mummia, il nuovo horror diretto da quest'ultimo e prodotto da James Wan. Un prodotto di cui si può salvare davvero poco.
Lee Cronin: La Mummia è un film horror del 2026 scritto e diretto da Lee Cronin (regista de La Casa – Il Risveglio Del Male) e prodotto da James Wan, regista che ha diretto film horror di saghe come Saw, Insidious e The Conjuring e anche blockbuster come Fast And Furious 7, Aquaman e Aquaman E Il Regno Perduto.
La giovane figlia di un giornalista scompare nel deserto senza lasciare traccia. Otto anni dopo, la famiglia, ancora devastata dal dolore, viene sconvolta dal suo improvviso ritorno: quello che dovrebbe essere un ricongiungimento gioioso si trasforma rapidamente in un incubo a occhi aperti.
Un’identità smarrita: dov’è la Mummia?
Ci sono progetti che nascono con un’identità precisa e altri che sembrano smarrirla strada facendo. Lee Cronin: La Mummia appartiene chiaramente alla seconda categoria. Presentato come una rilettura moderna del mito della Mummia, il film diretto da Lee Cronin finisce per tradire fin dalle fondamenta le aspettative, trasformandosi in qualcosa di profondamente incoerente. L’idea di partenza non era necessariamente debole: riportare in vita una figura iconica dell’horror classico attraverso uno sguardo contemporaneo. Tuttavia, ciò che arriva sullo schermo è un prodotto che sembra non sapere mai davvero cosa vuole essere.
Il problema più evidente è anche il più grave: della Mummia, di fatto, c’è ben poco. Il film si muove su territori che appartengono molto più al filone dell’esorcismo che a quello archeologico o mitologico. Le atmosfere, le dinamiche narrative e persino la costruzione delle scene richiamano apertamente modelli resi popolari da James Wan, in particolare The Conjuring. La presenza di Wan come produttore si avverte, ma non nel modo sperato: invece di arricchire il film, finisce per appiattirlo su schemi già visti, rendendolo derivativo. Il risultato è un’opera che rinuncia alla propria identità per inseguire formule di successo altrui.
Horror o luna park?
Le sequenze horror rappresentano uno degli aspetti più deludenti. Più che costruire tensione, il film sembra ossessionato dall’idea di colpire lo spettatore con effetti immediati. Jumpscares prevedibili, rumori improvvisi e un uso eccessivo del montaggio rapido sostituiscono qualsiasi forma di vera suspense. Manca completamente il senso di attesa e di costruzione del terrore. Tutto è esplicitato, gridato o addirittura, quasi didascalico. Si ha la costante sensazione che il film non si fidi dell’intelligenza dello spettatore e senta il bisogno di “spaventarlo” forzatamente, senza mai riuscirci davvero.
La sceneggiatura è probabilmente l’anello più debole dell’intero progetto. La storia procede per accumulo di situazioni già viste, senza una reale progressione narrativa. I personaggi prendono decisioni illogiche, spesso funzionali solo a far avanzare la trama in modo artificiale. Il senso di minaccia non evolve mai: resta statico, ripetitivo e privo di reale escalation, e soprattutto manca una vera mitologia legata alla figura della Mummia. Quello che dovrebbe essere il cuore del racconto viene completamente sacrificato.
Una regia che resta un passo indietro
Dopo La Casa – Il Risveglio Del Male, ci si poteva aspettare una conferma – o addirittura un’evoluzione – dello stile di Cronin. Invece, qui il regista sembra perdere gran parte della sua personalità, che aveva mostrato nella sua precedente pellicola. Se ne La Casa – Il Risveglio Del Male dimostrava un buon controllo del ritmo e dello spazio, qui la regia appare più anonima e meno incisiva. Le inquadrature sono spesso convenzionali e prive di quella tensione visiva che dovrebbe sostenere il genere. Anche la gestione degli spazi chiusi, fondamentale in un horror, risulta poco efficace.
Per quanto riguarda la recitazione, il cast si muove all’interno di personaggi poco scritti e privi di spessore. Le interpretazioni risultano nel complesso piatte e incapaci di trasmettere un reale coinvolgimento emotivo. Il problema non è tanto negli attori quanto nella mancanza di materiale su cui lavorare: senza una costruzione credibile, ogni tentativo di intensità finisce per apparire forzato.
Fotografia ed effetti: estetica senza sostanza.
Dal punto di vista visivo, il film cerca di costruire un’estetica riconoscibile, ma senza riuscirci pienamente. La fotografia alterna momenti interessanti ad altri estremamente generici, mentre gli effetti speciali – pur tecnicamente discreti – vengono utilizzati in modo eccessivo. L’abuso di CGI contribuisce a ridurre l’impatto delle scene, rendendole meno tangibili e, di conseguenza, meno spaventose. Anche qui, l’impressione è quella di un film più interessato a “mostrare” che a spaventare.
Forse l’aspetto più frustrante è proprio questo: non solo non centra l’obiettivo di far spaventare, ma si ha anche la sensazione che il film non si fidi dell’intelligenza di guarda. Tutto viene spiegato, enfatizzato e reso esplicito. Non c’è spazio per l’ambiguità, per l’interpretazione e per il dubbio. L’horror funziona quando lascia qualcosa fuori campo, quando costruisce un dialogo implicito con lo spettatore. Qui, invece, tutto è immediato e superficiale. Lee Cronin – La Mummia è un film che promette molto e mantiene poco. Rinuncia alla propria identità, si affida a modelli già consolidati e finisce per risultare derivativo e poco incisivo. Più che spaventare, cerca di impressionare. Più che raccontare, accumula. E alla fine, lascia ben poco.
Lee Cronin: La Mummia
Lee Cronin: La Mummia si presenta come una rilettura moderna di una delle icone più celebri dell’horror classico, ma finisce per smarrire completamente la propria identità. Più vicino a un film di possessioni ed esorcismi che a un vero racconto legato al mito della Mummia, il film abbandona quasi del tutto l’immaginario archeologico e soprannaturale che ci si aspetterebbe dal titolo. La regia di Lee Cronin, dopo le buone intuizioni mostrate in “La Casa – Il Risveglio Del Male”, appare qui meno personale e molto più derivativa, fortemente influenzata dallo stile dei moderni horror prodotti da James Wan. Anche le sequenze spaventose si affidano quasi esclusivamente a jumpscare, rumori improvvisi ed effetti visivi invasivi, senza costruire una vera tensione psicologica. A penalizzare ulteriormente il film è una sceneggiatura fragile, fatta di situazioni prevedibili, personaggi poco sviluppati e decisioni spesso illogiche. Nonostante una produzione tecnicamente solida e qualche momento visivamente interessante, il risultato finale è un horror poco coinvolgente, che punta più a impressionale lo spettatore che a inquietarlo davvero. Un’occasione mancata che spreca il potenziale del personaggio e lascia la sensazione di un film costruito senza una direzione chiara.
4 / 5
Pro
- Atmosfera inizialmente promettente
- Alcuni effetti pratici funzionano
- Produzione tecnicamente solida
Contro
- Tradisce completamente il mito della Mummia
- Horror prevedibile e privo di tensione reale
- Sceneggiatura debole e personaggi inconsistenti


